Il mondiale del 2026 sarà una vera sfida per gli addetti ai lavori e per gli atleti, con caratteristiche uniche e mai viste prima. Innanzitutto, per la prima volta ci saranno 48 nazionali e 104 partite, non più 32 squadre e 64 gare come nelle ultime edizioni; la fase a gironi sarà composta da 12 gruppi da 4, con accesso ai sedicesimi per le prime due di ogni girone e per le 8 migliori terze. La seconda novità è storica: sarà il primo Mondiale organizzato da tre Paesi insieme — Canada, Messico e Stati Uniti — distribuito su 16 città ospitanti. Dunque, il Mondiale 2026 si distingue dal passato per più squadre, più partite, più viaggi, più variabili ambientali e più complessità politico-organizzativa.
A tal proposito, un articolo pubblicato a marzo su Sports Medicine identifica le principali sfide ambientali che i giocatori potrebbero affrontare alla Coppa del Mondo FIFA maschile del 2026, in particolare caldo estremo, altitudine, inquinamento atmosferico/allergeni stagionali e viaggi, e riassume le migliori evidenze disponibili su come questi fattori possano influenzare salute e prestazione. Secondo il paper, le principali sfide di questa competizione saranno:
- Caldo estremo: atteso nella maggior parte delle città ospitanti, con possibili effetti negativi su termoregolazione, repeated-sprint ability, funzione cognitiva e rischio di exertional heat illness.
- Altitudine: particolarmente rilevante per le partite a Guadalajara e Città del Messico, dove la minore pressione barometrica riduce la pressione parziale di ossigeno, con possibili effetti negativi su capacità aerobica, recupero dagli sforzi ad alta intensità, match pacing e fatica neuromuscolare.
- Inquinamento atmosferico e allergeni stagionali: ozono, particolato, fumo da incendi e pollini possono influenzare salute respiratoria, prestazione fisica, funzione cognitiva e performance tecnica.
- Viaggi: lunghi spostamenti, cambi di fuso orario, jet lag e travel fatigue accumulata possono compromettere sonno, recupero, benessere psico-fisico e prestazione.
- Ulteriore criticità collegata: il rischio di malattia, soprattutto respiratoria e gastrointestinale, che può essere amplificato da viaggio e stress ambientali.

Figura 1: Mappa delle principali sfide ambientali previste nelle sedi della Coppa del Mondo FIFA 2026 maschile, tra caldo, altitudine, qualità dell’aria e carico di viaggio, fattori che potranno incidere su salute, recupero e performance dei calciatori. Adattata da Esh et al., 2026.
In linea con quanto evidenziato da Chmura et al. (2025), il vantaggio competitivo deriverà dall’integrazione tra tecnologia, monitoraggio e competenze multidisciplinari, con la sport science al centro del processo decisionale quotidiano.
Potremmo identificare quattro punti focali su cui dovrebbe concentrarsi il team di lavoro multidisciplinare:
- Readiness e recovery;
- Mental e travel fatigue;
- Microdosing;
- Gestione delle risorse umane e organizzazione.
Inoltre, compatibilmente con gli impegni con i propri club e con il limitato tempo che separa l’inizio della competizione mondiale dalla fine dei campionati nazionali, i calciatori dovranno essere adeguatamente allenati e preparati all’enorme sforzo psicofisico che si troveranno ad affrontare. Ora più che mai bisogna parlare di super-atleti, non di semplici atleti: perfezionare e massimizzare il rendimento della macchina umana con le basi fondamentali della fisiologia umana e della metodologia dell’allenamento (troppo spesso dimenticate) e con l’imprescindibile contributo della scienza.
Readiness e recovery
Nel calcio professionistico, la readiness può essere descritta in modo pratico come lo stato di “freschezza” con cui un giocatore arriva all’allenamento o alla gara, cioè la combinazione tra condizione fisica del momento e capacità di affrontare il carico previsto (Selmi et al., 2022). Per valutarla, si usano sia misure soggettive — come fatica percepita, qualità del sonno, indolenzimento muscolare, stress, Hooper Index o TQR (Moalla et al., 2016; Rabbani et al., 2019; Selmi et al., 2022) — sia misure oggettive, come HRV e test neuromuscolari tipo il CMJ (Thorpe et al., 2016; Selmi et al., 2022). Ad oggi, però, le misure soggettive sembrano offrire segnali più stabili se considerate nella routine quotidiana (Thorpe et al., 2016; Rabbani et al., 2019).
Oltre a monitorare lo stato di recupero e di prontezza/freschezza, è fondamentale l’implementazione di adeguate strategie di recupero. A tal proposito, nella tabella 1 vengono sintetizzati i risultati di due review, la network meta-analysis di Liu et al. (2026), focalizzata su calciatori adulti d’élite o semi-professionisti dopo gara o simulazioni validate, e la systematic review di Vatne et al. (2025), che ha invece incluso calciatori e calciatrici di diverse età e livelli competitivi.
| Strategia di recupero | Protocollo | Miglioramenti/utilità | Messaggio |
|---|---|---|---|
| Cold-water immersion (CWI) | Immersione in acqua fredda, di solito 10–15 min a circa 10–11°C dopo partita o simulazione | Jump, soreness, percezione di recupero, in alcuni studi anche CK | È una delle strategie più usate e più supportate nel calcio: utile soprattutto per sensazioni di recupero, soreness e alcuni indici neuromuscolari |
| Phase-change material cold (PCMcold) | Indumenti/dispositivi freddi a temperatura controllata, in genere circa 15°C per ~3 ore | Muscle soreness, in parte anche MVC | È risultata una delle opzioni più interessanti per ridurre l’indolenzimento muscolare |
| Far-infrared radiation (FIR) | Esposizione a infrarossi lontani, in alcuni studi con più applicazioni nelle ore/giorni dopo il match | CMJ, in parte MVC | Tra le opzioni più promettenti per il recupero della potenza neuromuscolare, soprattutto per il CMJ, con qualche supporto anche per la MVC |
| Intermittent negative pressure therapy (INPT) | Terapia con pressione negativa intermittente, spesso 30 min circa 24 h post-match | CK | Utile per ridurre i marker di danno muscolare, soprattutto il CK |
| Intermittent vascular occlusion (IVO) | Brevi cicli di occlusione e reperfusione con manicotti | CMJ, MVC; ranking alto sullo sprint ma con bassa affidabilità | Strategia promettente, ma non ancora abbastanza solida |
| Hyperoxic gas (Hyp) | Respirazione di miscela molto ricca di ossigeno per alcuni minuti al giorno | Possibile effetto su MVC | Interessante, ma i dati sono ancora troppo limitati per conclusioni forti |
| Active recovery (ACT) | Recupero attivo leggero: corsa blanda, cyclette, mobilità, stretching, esercizi leggeri | In qualche studio CMJ e percezione di recupero | Può aiutare, ma gli effetti sono modesti e poco costanti |
| Sleep hygiene strategy (SHS) | Routine del sonno più curata: luci basse, niente schermi, orari regolari, ambiente favorevole | Sonno; meno chiaro il beneficio diretto sulle performance fisiche | Fondamentale per l’igiene del sonno |
| Foam rolling (FR) | Auto-massaggio con roller sui principali gruppi muscolari | Percezione di recupero/soreness più che performance | Utile soprattutto come strumento pratico e semplice, ma non fortemente supportato per migliorare davvero la performance |
| Compression garments | Indumenti compressivi usati dopo la gara o nei giorni successivi | Recupero percepito, talvolta marker indiretti | Possono aiutare, ma nel calcio l’effetto appare presente ma non sempre forte o costante |
| Cryo-compression / pneumatic cooling | Dispositivi che combinano freddo e compressione | Alcuni marker neuromuscolari/percettivi | Soluzione interessante, ma con evidenza ancora limitata e non uniforme |
| Whole-body cryotherapy | Esposizione breve al freddo estremo in camera criogenica | Alcune risposte fisiologiche e percezione di recupero | Strategia affascinante, ma nel calcio le prove sono ancora molto meno solide rispetto a CWI |
| Blood flow restriction (BFR) | Restrizione del flusso con manicotti, in forma passiva o associata a esercizio leggero | Risultati contrastanti | Può aiutare ma dati limitati |
| Electrostimulation | Stimolazione elettrica post-gara | Evidenza limitata | Ad oggi non emerge come strategia di prima scelta nel calcio |
| Nutritional recovery strategies | Proteine, curcumina, beetroot juice, caseina pre-sonno, strategie CHO+PRO | Alcuni effetti positivi su soreness, jump, recupero percepito | La nutrizione resta una base importante del recupero, ma l’effetto dipende molto da cosa, quando e in chi |
| Resistance training come “recovery” | Sedute di forza collocate nelle 24–48 h post-match | Non particolarmente favorevole come modalità di recovery | Non emerge come una vera strategia di recupero efficace; anzi, va gestita con molta cautela |
Tabella 1: Panoramica pratica delle strategie di recupero nel calcio. Sintesi dell’autore basata su Liu et al. (2026) e Vatne et al. (2025).
Inoltre, è essenziale considerare l’effetto dell’eventuale extra-time; infatti, secondo Field et al. (2022), l’extra-time riduce la distanza percorsa (5–12%) e la precisione tecnica, aumentando l’affaticamento del sistema nervoso centrale e ritardando i tempi di recupero.
Mental e travel fatigue
Nel calcio d’élite, la fatica mentale può compromettere non solo la prestazione in senso generale, ma anche azioni decisive di gioco. La review con meta-analisi di Sun et al. (2022) suggerisce infatti un impatto negativo sulle abilità tecniche, con ricadute sia sulle fasi offensive sia su quelle difensive, mentre la letteratura più ampia la collega anche a un peggior decision-making (Sun et al., 2022; Smith et al., 2018).
Lo studio di Clements et al. (2023) ha mostrato che, nei calciatori delle nazionali, attraversare un numero maggiore di fusi orari si associa a peggior fatica percepita, peggior sonno, maggiore indolenzimento muscolare e peggior wellness complessivo dopo il viaggio. Gli effetti più marcati emergono soprattutto oltre 9 fusi orari, con viaggi verso est più penalizzanti per il sonno (Clements et al., 2023).
In fase di preparazione potrebbe essere utile inserire stimoli finalizzati ad aumentare la resistenza alla fatica mentale; in tal senso, il Brain Endurance Training (figura 2), in calciatori professionisti, ha mostrato di migliorare passaggio, tiro e vigilanza psicomotoria in condizioni di affaticamento mentale, dopo 6 settimane di integrazione nell’allenamento ordinario mediante brevi compiti cognitivamente impegnativi collocati nei recuperi tra i blocchi di lavoro (Staiano et al., 2025).

Figura 2: Sequenza della singola sessione di Brain Endurance Training (iBET) adattata a fini illustrativi sulla base del protocollo descritto da Staiano et al. (2025), con alternanza di task cognitivi e blocchi di esercizi calcio-specifici.
Microdosing
Con impegni così ravvicinati e decisivi, il tempo per allenarsi è davvero limitato e la priorità è la preparazione tecnico-tattica alla gara successiva. Nonostante ciò, è importante mantenere un livello fisico ottimale, sia in chi gioca meno sia in chi gioca di più, attraverso un approccio quanto più individualizzato possibile. Una delle migliori strategie è il microdosing, cioè la suddivisione del volume totale di allenamento all’interno di un microciclo in esposizioni frequenti, brevi e ripetute (Cuthbert et al., 2021); nel calcio d’élite, un approccio di questo tipo è sempre più frequente, vista la crescente densità di impegni competitivi.
La seguente tabella propone un protocollo di microdosing di circa 30 minuti, costruito per concentrare in un tempo ridotto uno stimolo di qualità su alcune componenti chiave della performance, quali attivazione neuromuscolare, espressione di forza esplosiva, esposizione alla velocità, forza massima e lavoro eccentrico della catena posteriore. La logica della seduta è quella di mantenere una prescrizione contenuta, un’elevata qualità esecutiva e una fatica residuale relativamente bassa, così da renderla compatibile con il contesto di una competizione mondiale ad alto impegno, nella quale risulta prioritario preservare sul campo il tempo e le energie da dedicare al lavoro tecnico-tattico di preparazione alla gara.
| Esercizio | Prescrizione | Recupero | Obiettivo | |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Riscaldamento dinamico | 5 min di mobilità dinamica, attivazione e corse progressive | – | Preparazione generale, aumento della temperatura corporea e attivazione neuromuscolare |
| 2 | Salti orizzontali bilaterali oltre 3 ostacoli orizzontali | 2 × 3 | 60–90 s | Sviluppo dell’esplosività orizzontale e della stiffness |
| 3 | Salti reattivi | 2 × 5 | 60–90 s | Stimolo reattivo, qualità elastiche e indice di forza reattiva |
| 4 | Sprint lineari | 3 × 30 m | 90–120 s | Esposizione alla velocità e stimolo sprint con recupero completo |
| 5 (a scelta in base alle necessità individuali e contestuali) | Back squat orientato alla forza massima | Opzione forza massima: 3 × 3 al ~85–90% 1RM | 3 min | Forza massima |
| Trap-bar Squat orientato alla potenza muscolare | Opzione potenza: 3 × 3-5 al circa 40–60% 1RM oppure con velocità media propulsiva circa 0.75–1.03 m·s⁻¹ | 2 min | Potenza muscolare | |
| 6 | Nordic hamstring + stiff-leg deadlift | 2 serie di Nordic + 2 serie di stiff-leg deadlift | 60–70 s | Stimolo eccentrico degli hamstring e lavoro della catena posteriore |
Tabella 2: Protocollo di microdosing.
Gestione delle risorse umane e organizzazione
In una competizione con questo tipo di impegno fisico e cognitivo, è fondamentale gestire le risorse umane e organizzare in modo impeccabile la logistica e le giornate. Alcuni degli aspetti su cui gli staff dovrebbero focalizzarsi sono:
- Rotazione dei calciatori: nel calcio moderno è fondamentale utilizzare l’intera rosa a disposizione, soprattutto con i 5 cambi (6 considerando l’extra-time), come strategia tattica, fisica e preventiva per le lesioni muscolari;
- Meeting e sedute video dovrebbero essere brevi, selettivi e ben strutturati. La letteratura non supporta un cutoff universale, ma l’attenzione dipende soprattutto da qualità della lezione, struttura e coinvolgimento cognitivo (Wilson & Korn, 2007; Bradbury, 2016). Nelle video-lectures, interruzioni attive e richiami intermedi aiutano a mantenere il focus (Szpunar et al., 2013). Una valida alternativa potrebbe essere svolgere micro-riunioni da 10–15 minuti, con contenuti per reparto, ruolo o singolo atleta, per gestire meglio il carico cognitivo e la qualità dell’attenzione (figura 3);

Figura 3: Mappa concettuale per aumentare la qualità attentiva durante la seduta video.
- Qualità comunicativa nello staff: è fondamentale che il flusso informativo tra i vari specialisti sia continuo e che ognuno apporti con il proprio know-how un contributo alla gestione di ogni particolare (sonno, nutrizione, supplementazione, fisioterapia, logistica, rapporti con la stampa, ecc.). Ogni fattore sarà decisivo, ogni marginal gain sarà determinante per un cammino positivo nella manifestazione.
Le sfide e le difficoltà che presenta questo Mondiale saranno determinanti per comprendere come l’essere umano, in particolare l’atleta di alto livello, possa evolvere e adattarsi ai ritmi della società e dello sport moderno. Sarà uno scenario unico, che potrà fornire utili insegnamenti ai club professionistici e dilettantistici su come gestire i periodi congestionati e su come programmare l’allenamento (visibile e invisibile), per ottimizzare la performance e ridurre il rischio di infortuni.
Per chi si occupa di Sport Science sarà una situazione paragonabile a quella riscontrata ai tempi del COVID-19, in cui uno scenario inatteso, improvviso e mai accaduto prima, mise la comunità scientifica di fronte a un problema da risolvere nell’hic et nunc.
“La pressione crea dipendenza.”
(Alexia Putellas)














