Arrivati ora a spiegare la legge della plasticità muscolare diventa molto facile capire come noi laureati in scienze motorie possiamo agire sulla variazione della lunghezza muscolare e quindi su un cambio di postura.
Possiamo quindi “modellare” il fisico della persona che si affiderà a noi in base ai suoi obiettivi personali.
Una volta VALUTATO il singolo caso e capito bene gli obiettivi più idonei a quella persona potremo passare ad un programma personalizzato per variare la lunghezza del muscolo a riposo oltre alla qualità del movimento ed all’allenamento organico condizionale.
Ricordiamoci che per essere certi della buona riuscita del nostro lavoro dovremo oggettivarlo secondo una progressione pre definita. Ad esempio:
- Raccolta informazioni e test di valutazione iniziali
- Programmazione dell’obiettivo a lungo termine e delle tempistiche del periodo di lavoro
- Impostazione del lavoro nelle singole sedute e frequenza degli incontri
- Variazione dei micro obiettivi in base alle risposte delle singole sedute
- Nuovi test di valutazione periodici (fine periodo prefissato)
- Colloquio per valutare la soddisfazione e l’eventuale riprogrammazione del nuovo periodo
Esempi di utilizzo delle leggi della Plasticità Muscolare
IN AMBITO SPORTIVO
Chi pratica sport da combattimento come ad esempio il pugilato sa benissimo che la “guardia” permette di coprire alcune zone del corpo ritenute vulnerabili ai pugni avversari. Uno di questi punti è dato dalla proiezione addominale del Plesso Solare o plesso celiaco (che è anche un importante Chakra)
Come potremo essere utili noi al nostro pugile per essere meno “ATTACCABILE” in quella zona?
Semplicemente diminuendo quello spazio e proteggendolo il più possibile con lo strato muscolare.
Allungamento parziale e accorciamento totale
La parte contrattile si ACCORCIA mentre la parte tendinea rimane UGUALE
La lunghezza del muscolo a riposo DIMINUISCE
I nostri esercizi sugli addominali retti saranno incentrati al principio segnato sopra, quindi lavoreremo col nostro atleta in accorciamento totale quando gli esercizi saranno eseguiti per gli addominali (soprattutto il retto dell’addome)
Esercizio per il retto dell’addome
Partendo già da una posizione di accorciamento (allungamento parziale) si esegue la massima contrazione addominale (accorciamento totale) utilizzando questo range per tutta la durata dell’esercizio.
Gli esercizi di accorciamento del retto dell’addome sono facilmente eseguibili partendo da una posizione iniziale già parzialmente accorciata (per i principianti meglio creare uno stop meccanico al movimento, ad esempio con un rialzo sotto la zona toracico/dorsale). Si possono eseguire esercizi del genere sia sfruttando la leva del busto che la leva degli arti inferiori, sempre però in accorciamento totale, allungamento parziale.
È d’obbligo ricordare l’importanza del riposo (fondamentale in tutti i principi di allenamento che, come detto prima, sono una delle basi delle scienze motorie) perché la lunghezza muscolare varierà a riposo e non durante l’allenamento (riequilibrio corporeo in base ad uno stimolo).

Fatto un primo esempio ora possiamo capire il perché di diversi insuccessi in palestra con particolari soggetti:
una ragazza che si presenta da noi perché “vuole la pancia piatta” dovrà lavorare sicuramente per una migliore tonicità addominale (come spesso si fa nelle sale fitness) ma in ALLUNGAMENTO TOTALE, ACCORCIAMENTO PARZIALE in modo da far ALLUNGARE il muscolo a riposo e creare l’effetto desiderato. L’aumento del tono e trofismo addominale senza prendere in considerazione molte volte le leggi della plasticità portava (uso il passato sperando che questo articolo possa essere utile) ad un effetto “pancetta” sotto la maglietta (immaginate i bodybuilder che visti vestiti sembrano grassi invece hanno una grossissima ipertrofia del retto dell’addome).
In ambito preventivo e posturale
Abbiamo vissuto per anni con il binomio MAL DI SCHIENA rinforzo ADDOMINALE e LOMBARE
Tutto vero, pensate solo all’importanza degli esercizi sul CORE per il miglioramento della stabilità e quindi anche della mobilità e coordinazione periferica diminuendo così i dolori ed i fattori di rischio infortuni.
Possiamo però (per chi ha degli squilibri nelle catene muscolari) lavorare in specifico sul riequilibrio delle lunghezze muscolari; quindi oltre ad un lavoro PREVENTIVO anche un lavoro SPECIFICO qualitativo.
Riportiamo anche qui un esempio:
Una persona “soggetta” a mal di schiena che a livello radiografico non ha nessun problema (essere “soggetti” nella nostra terminologia vuol dire avere degli squilibri, quindi poterli migliorare diminuendo o addirittura eliminando l’incidenza della fase acuta). Agli esami strumentali o alle valutazioni risulta solo avere una rettinizzazione del tratto lombare del rachide.
Catena anteriore e catena posteriore
Senza fare una valutazione posturale completa in questo momento (semplicemente perché in questo articolo ci stiamo concentrando sulle leggi di Borelli Weber Fick che sono una delle armi a nostra disposizione per riequilibrare un sistema) concentriamoci sulla nostra rettinizzazione lombare (che ci porterà ad un dolore da carico del tratto della colonna ed, alla lunga, ad un problema strutturale quale protrusione o erni o schisi ecc…) come possiamo noi correggerla?
Utilizzando dei TIRANTI naturali che sono i nostri MUSCOLI.
Catena anteriore
Il retto dell’addome in specifico (in aggiunta bisognerà valutare tutta la catena anteriore anche a livello di continuità) sarà in accorciamento (come si vede dalle frecce in figura). Quindi bisognerà lavorare per raggiungere un buon allungamento addominale
Allungamento totale e accorciamento parziale
La parte contrattile si ACCORCIA in misura minore a quanto la parte tendinea si ALLUNGA.
La lunghezza del muscolo a riposo AUMENTA
Questo sarà il modo per detendere il tirante anteriore del tratto lombare della colonna.
Catena Posteriore
Il quadrato dei lombi in questo caso sarà in allungamento (freccia lunga in figura), con conseguente retroversione del bacino che mi farà appunto diminuire o sparire la fisiologica curva lombare
Allungamento parziale e accorciamento totale
La parte contrattile si ACCORCIA mentre la parte tendinea rimane UGUALE
La lunghezza del muscolo a riposo DIMINUISCE
Questo sarà invece il metodo per tendere il tirante posteriore, creando un effetto “arco” con il recupero della curva fisiologica.
Gli esercizi da eseguire potranno essere svariati (l’importante è capirne i concetti e crearli in specifico per il singolo individuo, in modo da personalizzare e professionalizzare il nostro lavoro).
Nelle conclusioni dobbiamo soffermarci ancora su un piccolo particolare:
Molte volte si confonde POTENZIAMENTO con ACCORCIAMENTO, perché giustamente il muscolo esprime forza in accorciamento. Quando però parliamo ad esempio di potenziamento dei muscoli stabilizzatori (come nell’esempio precedente) abbiamo visto che possiamo allenare un muscolo decidendo a priori se la sua variazione a riposo debba essere di allungamento o di accorciamento, variando la lunghezza muscolare non solo con lo stretching ma con esercizi in dinamica.