Ritorno in campo: obiettivi e criteri di progressione

Scienze Motorie Dipartimento Calcio

Direttore Scientifico Dott. Mattia Giacobone, Vice-Direttore Dott. Pablo Lischetti.

Ritorno in campo: obiettivi e criteri di progressione
01 giugno 2026

Il viaggio verso il ritorno in campo è un continuum che parte dall’infortunio e arriva alla guarigione prima e alla prestazione poi, dall’ambiente controllato al chaos passando per il rischio calcolato in un persistente compromesso nel rapporto tra rischio e beneficio (Taberner et al., 2019; Della Villa et al., 2021).

Nella prima parte, abbiamo visto che la biologia del tessuto e la tipologia di carico che la struttura può sopportare dettano i ritmi. Tuttavia, solitamente, la guarigione clinica non coincide automaticamente con la disponibilità prestativa. Il calciatore, infatti, deve essere riadattato all’ambiente incontrollato del campo e alle sue situazioni. In questa seconda parte, verranno analizzati i passi da compiere, offrendo un modo di pensare e analizzare le diverse situazioni.

La corsa in linea

Il return to run (RTR) è la prima tappa significativa da raggiungere, la base su cui ricostruire il giocatore. Prima di reintrodurre la corsa in linea, è necessario verificare che il giocatore abbia superato alcune soglie minime: assenza di dolore durante la camminata veloce, range articolare completo, forza ≥80% del controlaterale e capacità di eseguire esercizi pliometrici a basso impatto senza compensi (Taberner et al., 2020; Buckthorpe et al., 2019).

Nelle situazioni più complicate, si può partire a ri-apprendere il movimento in un ambiente sicuro come possono essere la piscina o l’alter-G anti gravity treadmill, strumenti che riducono il carico gravitazionale fino al 20-80% del peso corporeo permettendo un lavoro aerobico precoce senza stress articolare (Saxena & Granot, 2011). In alternativa si può scomporre il gesto della corsa grazie a wall drills e gait drills che, in modo decisamente meno impattante, possono essere utilizzati come propedeutica per rieducare il pattern motorio e la meccanica di corsa (Mendiguchia et al., 2020).

Per un successivo primo approccio, il trampolino elastico, il tapis roulant e la sabbia sono buoni mezzi per riprendere la corsa. Questi mezzi, infatti, permettono di avere la situazione sotto controllo e offrono la non scontata possibilità di una facile osservazione da diversi punti di vista.

Pro Contro

Trampolino
elastico

Sabbia

Tapis roulant

  • Riduzione dell’impatto e del lavoro eccentrico
  • Lavoro propriocettivo elevato
  • Articolazioni protette
  • Riduzione dell’impatto
  • Ottimo lavoro propriocettivo e muscolare
  • Versatile
  • Massimo controllo dei parametri
  • Progressione facilitata
  • Possibilità di fare test
  • Movimento con bassa specificità
  • Richiede apprendimento
  • Volume di lavoro ridotto
  • Rischio sovraccarico
  • Tempi d’appoggio allungati
  • Non sempre adatto
  • Biomeccanica alterata
  • Superficie dura
  • Movimento solo lineare

Nella tabella sono riassunti i pro e i contro principali di queste superfici. Alcuni punti sono comuni, come la riduzione dell’impatto o il lavoro propriocettivo, mentre altri sono aspetti peculiari di ogni mezzo. La sabbia, in particolare, può diventare un’arma a doppio taglio in quanto da una parte si possono proporre varie attività senza e con palla, dall’altra può essere molto indicata per alcune problematiche (per esempio distorsioni di caviglia in fase avanzata) ma deleteria per altre (pubalgia, tendinopatie achillee o lesioni muscolari in fase acuta e subacuta) (Gaudino et al., 2013).

Una volta ripreso il gesto della corsa, la progressione prevede lo sviluppo della corsa lenta in linea su erba. Una variante utile per proteggere i muscoli posteriori della coscia può essere la corsa in salita dove il passo è più breve e lo stress eccentrico in fase di appoggio è ridotto, permettendo un lavoro muscolare più concentrico e meno rischioso nelle fasi iniziali (Swanson & Caldwell, 2000).

Soglie

Criteri soggettivi

Criteri oggettivi

GPS

Passaggio fase successiva

  • Assenza o minima presenza (VAS ≤2/10) durante e dopo attività
  • Percezione di simmetria, fluidità e sicurezza nella corsa
  • Assenza rigidità o peggioramento sintomi nelle 24h successive
  • Mantenimento tecnica senza compensi evidenti (no zoppia)
  • Capacità di sostenere volumi crescenti senza decrementi qualitativi
  • Stabilità nei test di base (hop test asimmetria <15%)
  • Forza ≥80% controlaterale
  • Distanza totale: 2-4 km → 4-6 km → 6-8 km
  • Velocità massima: 60-70% Vmax nelle fasi iniziali, progredendo a 70-
    80%
  • Assenza HSR (>20 km/h) nelle fasi iniziali
  • Carichi continui e variabili senza reattività tissutale
  • Volume minimo: 25-30 min corsa continua senza dolore

In questa tabella sono presentate delle indicazioni di massima utili per monitorare i progressi del giocatore. Riprendendo confidenza con il gesto, si possono inserire in prima battuta corse curvilinee e, successivamente, in allungo, aspetto che permette di introdurre la tappa seguente del percorso: le accelerazioni e le decelerazioni.

Accelerazioni e decelerazioni

Probabilmente una delle caratteristiche più preponderanti del calcio, le fasi di accelerazione e decelerazione prima che in campo andrebbero impostate in palestra durante le sessioni di forza e solo successivamente provate sul campo. Step up, reverse lunge, front lunge, pendulum lunge e altri esercizi simili sono il presupposto motorio per la capacità di accelerare e frenare, sviluppando la forza eccentrica e il controllo neuromuscolare necessari per gestire le elevate forze di reazione al suolo (Harper et al., 2019).

Questo significa che nella programmazione è sempre necessario sapere non solo dove ci si trova in un determinato momento della periodizzazione ma anche cosa si proporrà in seguito per impostare le basi e dare sicurezza al calciatore che riporterà in campo gesti già provati in precedenza.

Sono numerose le varianti che possiamo usare per creare delle progressioni. Per quanto riguarda le accelerazioni possiamo eseguirle cambiando:

  • la partenza (da fermi o lanciati)
  • l’orientamento (frontale, laterale o dorsale)
  • la posizione (in piedi, in ginocchio, da seduti, proni o supini)
  • la distanza (brevi 5-10m, medi 10-20m, lunghi >20m)
  • gli stimoli (uditivi, visivi o tattili; semplici o complessi)

Le decelerazioni, invece, possono essere vincolate per distanza di frenata oppure orientamento e rappresentano il tassello utile per arrivare a eseguire cambi di direzione efficaci ed efficienti in quanto questi ultimi, se analizzati, si compongono di decelerazioni veloci seguite da una spinta in una nuova direzione (Dos’Santos et al., 2018). La capacità di assorbire forze elevate in tempi brevissimi richiede non solo forza eccentrica ma anche un grande controllo neuromuscolare (Mendiguchia et al., 2017).

Soglie

Criteri soggettivi

Criteri oggettivi

GPS

 

 

 

Passaggio fase successiva

  • VAS ≤2/10 durante accelerazione e nelle 24h post
  • Assenza di esitazione o “frenata mentale” in partenza e percezione di
    spinta simmetrica
  • Assenza di paura in decelerazioni improvvise
  • Assenza di affaticamento precoce muscoli target
  • Spinta corretta, angolo busto appropriato, no compensi
  • Lunghezza e frequenza passo simmetriche tra dx/sx
  • Tolleranza distanze: da 5-10m → 10-20m senza degrado tecnica
  • N. acc >2m/s2: 5-10 → 15-25 → 30-40
  • N. acc <-2m/s2: 5-10 → 15-25 → 30-40
  • N. acc >3m/s2:10-15 → 20-30
  • N. acc <-3m/s2: 8-12 → 15-25
  • Velocità max: 70-80% Vmax → 75-85% Vmax
  • Distanza totale acc: 100-200m → 300-500m cumulativi
  • Tolleranza volume: 10-12 accelerazioni medie (10-20m) senza problemi
  • Intensità: Accelerazioni >85% Vmax tollerate

Cambi di direzione

Un primo approccio analitico di basso impatto per i cambi di direzione può essere rappresentato dalla speed ladder, la classica “scaletta”. In questo modo, infatti, si può iniziare a impostare il gesto con appoggi leggeri, per esempio in diagonale con due tocchi dentro e uno fuori, così da notare eventuali rigidità e insicurezze del giocatore senza stress articolare significativo.

In campo, invece, inizialmente, è utile per il giocatore provare propedeuticamente i primi cambi di direzione programmati per distanza ed esecuzione dai più semplici a quelli più complessi come quelli che prevedono una corsa orientata e una virata dorsale, come nel caso di un difensore che scappa verso la propria porta orientandosi verso gli avversari e, in vista di un passaggio, deve cambiare direzione mantenendo il contatto visivo con il pallone.

Come step intermedio tra queste due fasi, in caso di infortuni articolari, si possono proporre dei cambi di direzione utilizzando un piano inclinato come base per eseguire la spinta con forze di taglio più verticali e meno stressanti su caviglia, ginocchio e anca (Jones et al., 2017).

Una progressione da proporre in campo consiste inizialmente in cambi di direzione ad angoli aperti (30°-45°) che richiedono frenate meno accentuate e, successivamente, una riduzione degli angoli fino ai cambi di direzione più stretti (90°-135°) e ai cambi di senso (180°) che rappresentano il massimo stress meccanico per muscoli, tendini e articolazioni (Dos’Santos et al., 2019). L’ultima fase, infine, prevede l’introduzione di stimoli esterni (pallone, porta, compagno e avversario) e cambi di direzione non programmati, fondamentali per rieducare la capacità decisionale e reattiva del giocatore (Della Villa et al., 2021).

Per aumentare la difficoltà si può cambiare il riferimento che deve mantenere il giocatore che può essere fisso (per esempio la porta) o in movimento (il pallone), oltre alla richiesta di eseguire i cambi di direzione in modi e tempi imprevedibili in base a stimoli visivi o uditivi. La richiesta di toccare con la mano dei coni, infine, può indurre l’atleta ad abbassare il baricentro e migliorare la tecnica di esecuzione che, spesso, in condizione di insicurezza porta il calciatore a rimanere “alto”, rendendolo incapace di eseguire il gesto in modo efficace ed efficiente.

Sprint

Gli sprint rappresentano uno degli ultimi passi prima del rientro in campo. I wicked drills fungono da ponte tra gli allunghi progressivi e gli sprint massimali veri e propri. Di fatto, sono un ottimo strumento per introdurre nel modo corretto il gesto biomeccanico dello sprint in quanto l’uso di ostacoli bassi obbliga l’atleta a mantenere una frequenza di passo ottimale evitando l’overstriding, pericoloso per i muscoli posteriori della coscia.

Una possibile progressione degli sprint, sulla falsa riga delle accelerazioni, può prevedere:

  • Sprint lanciati, dove il giocatore da una velocità sub-massimale accelera al massimo, riducendo così lo stress della fase di partenza;
  • Sprint da fermo con diverse partenze;
  • Stimoli esterni differenti (uditivi, visivi, tattili) per simulare le condizioni di reazione tipiche della partita;
  • Sprint curvilinei che aggiungono complessità coordinativa e stress laterale;
  • Sprint a navetta che combinano accelerazione massimale, decelerazione e cambio di senso.

Il parametro fondamentale in questa fase è il raggiungimento di almeno il 90% della velocità massima pre-infortunio, soglia considerata critica per ridurre il rischio di recidiva soprattutto negli infortuni agli amstring (Edouard et al., 2019; Askling et al., 2013).

I dati GPS permettono di quantificare anche il volume di metri percorsi ad alta velocità (>20 km/h) e ad altissima intensità (>25 km/h). Quest’ultimo parametro, in particolare, dovrebbe essere l’ultimo a essere recuperato, raggiungendo gradualmente l’80-90% dei valori pre-infortunio prima del ritorno completo in squadra (Buckthorpe et al., 2019; Taberner et al., 2020).

Soglie

Criteri soggettivi

Criteri oggettivi

GPS

 

Passaggio fase successiva

  • VAS 0-1/10 durante sprint massimale e 24-48h post
  • Sensazione di “andare forte” come pre-infortunio
  • Percezione di naturalezza, no blocchi mentali
  • Meccanica corretta e fluida
  • No asimmetrie evidenti tra arti in spinta
  • ≥90% baseline (es. 27 km/h se baseline 30 km/h)
  • 3-5 sprint massimali senza peggioramento
  • Metri >25km/h: 50-100m → 150-250m
  • N. sprint >25km/h: 3-5 → 8-12
  • Vmax ≥90% pre-infortunio
  • 10-12 sprint >90% Vmax tollerati in seduta

Tecnica

Il pallone deve essere uno strumento di progressione utilizzato con intelligenza, in quanto, solitamente, viene visto come il punto di arrivo. L’uso del pallone è utile per riadattare i tessuti agli stress a cui sarà sottoposto il giocatore e a liberarlo  mentalmente poiché, a livello psicologico, il lavoro a secco e con la palla hanno due pesi nettamente diversi. Di conseguenza, si può inserire il lavoro tecnico inteso come mezzo di adattamento anche precocemente.

Come anticipato nella prima parte parlando del lavoro balistico, il ritorno al gesto tecnico specifico deve seguire una progressione logica che rispetti sia la tolleranza del tessuto sia la complessità biomeccanica del movimento. Dopo gli slanci controllati con elastici o cavi e i primi palleggi a bassa intensità, la progressione prevede:

  • conduzione del pallone a velocità crescente;
  • stop sul posto e controlli orientati;
  • passaggi corti e medi con intensità graduale;
  • lanci lunghi, rimesse laterali e cross;
  • tiri in porta sul posto e successivamente dopo sprint o in situazioni di gioco;
  • contrasti e 1vs1.

È fondamentale monitorare non solo il numero di calci eseguiti ma anche e soprattutto la qualità del gesto, in particolare il tempo di contatto, la simmetria tra gli arti, la stabilità posturale e l’assenza di compensi. Un ritorno troppo rapido al gesto massimale senza un’adeguata preparazione della catena cinetica completa rappresenta un fattore di rischio significativo (Mendiguchia et al., 2020; Jiménez-Reyes et al., 2017).

Conclusioni

Il ritorno in campo dopo un infortunio è un viaggio complesso che richiede competenza, pazienza e collaborazione tra le varie aree. Le tappe descritte (RTR, RTT, RTP) non sono compartimenti stagni ma fasi fluide che si sovrappongono e si integrano. La chiave del successo risiede nella capacità di costruire progressioni logiche che rispettino i principi biomeccanici visti nella prima parte, monitorare costantemente la risposta individuale del giocatore e prendere decisioni basate su dati oggettivi senza
perdere di vista gli aspetti soggettivi e psicologici.

Bisogna, inoltre, avere il coraggio e l’intelligenza di capire che, se qualcosa non torna, può essere necessario fare un passo indietro e riprendere il percorso con una deviazione necessaria. Come affermato da Taberner e Cohen (2018), il ritorno in campo non è una linea retta ma piuttosto una progressione dal “controllo al caos”, dove ogni passo deve essere guadagnato e consolidato.

I parametri GPS, i test funzionali e le scale di valutazione rappresentano strumenti preziosi ma non sostituiscono l’osservazione e la comunicazione continua con il giocatore.

In un mondo ideale, ogni calciatore dovrebbe raggiungere tutte le soglie di sicurezza prima di tornare in campo; nella realtà, tra pressioni e necessità competitive, diventa ancora più importante avere chiari i criteri minimi non negoziabili per proteggere la salute dell’atleta e ridurre al minimo il rischio di recidiva che, purtroppo, non può essere completamente annullato.

Il percorso di ritorno in campo, infine, non termina con il primo minuto giocato in partita ma si estende nelle settimane successive, dove schede di attivazioni personalizzate di almeno 6 settimane, il monitoraggio del carico e la gestione delle sedute di allenamento rappresentano l’ultimo capitolo fondamentale per consolidare gli adattamenti acquisiti e chiudere definitivamente il cerchio della guarigione (Buckthorpe & Della Villa, 2020). Il Return to Play così non coincide con la semplice autorizzazione medica ma con la dimostrata capacità dell’atleta di sostenere i carichi specifici, imprevedibili e ripetuti nel tempo tipici della competizione.

Bibliografia

  • Dos’Santos, T., Thomas, C., Jones, P. A., & Comfort, P. (2018). Mechanical determinants of faster change of direction speed performance in male athletes. Journal of Strength and Conditioning Research, 31(3), 696–705.
  • Dos’Santos, T., Thomas, C., Comfort, P., & Jones, P. A. (2019). The effect of angle and velocity on change of direction biomechanics: An angle-velocity trade-off. Sports Medicine, 49(12), 2055–2065.
  • Edouard, P., Mendiguchia, J., Guex, K., et al. (2019). Sprinting: a potential vaccine for hamstring injury? Sport Performance & Science Reports, 1(55), 1–3.
  • Gaudino, P., Gaudino, C., Alberti, G., & Minetti, A. E. (2013). Biomechanics and predicted energetics of sprinting on sand: Hints for soccer training. Journal of Science and Medicine in Sport, 16(3), 271–275.
  • Harper, D. J., Carling, C., & Kiely, J. (2019). High-intensity acceleration and deceleration demands in elite team sports competitive match play: A systematic review and meta-analysis of observational studies. Sports Medicine, 49(12), 1923–1947.
  • Jones, P. A., Dos’Santos, T., McMahon, J. J., & Graham-Smith, P. (2017). A biomechanical comparison of cutting techniques. Journal of Strength and Conditioning Research, 31(2), 448–455.
  • Saxena, A., & Granot, A. (2011). Use of an anti-gravity treadmill in the rehabilitation of the operated Achilles tendon: A pilot study. The Journal of Foot and Ankle Surgery, 50(5), 558–561.
  • Swanson, S. C., & Caldwell, G. E. (2000). An integrated biomechanical analysis of high speed incline and level treadmill running. Medicine & Science in Sports & Exercise, 32(6), 1146–1155.
  • Taberner, M., van Dyk, N., Allen, T., et al. (2019). Physical preparation and return to performance of an elite female football player following ACL reconstruction: A journey to the FIFA Women’s World Cup. BMJ Open Sport & Exercise Medicine, 5(1), e000573.

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