Lesione dei Legamenti: Definizione e Trattamento

Illustrazione di un ginocchio con lesione del legamento crociato anteriore (LCA) e dettaglio dell’area lesionata.
30 maggio 2018

I legamenti sono le fibre che uniscono le ossa tra loro. Sono composti di fibre molto resistenti ma, se sottoposti a carichi troppo elevati, possono subire delle lesioni. Cosa dobbiamo fare per preservare i legamenti e quali sono i sintomi di una lesione ai legamenti?

Cosa sono i Legamenti?

Con “legamento” (o ligamento, in inglese “ligament”) si identifica una robusta formazione di tessuto connettivo denso, di tipo fibroso, che svolge principalmente queste funzioni:

  • tenere unite fra loro due o più strutture anatomiche, come ad esempio due segmenti di osso;
  • mantenere nella posizione che gli è propria un organo;
  • concorrere a delimitare aperture o cavità nelle quali si trovano altre formazioni anatomiche (come nervi, vasi sanguigni o linfatici).

A cosa servono i Legamenti?

I legamenti hanno principalmente funzione di stabilizzatori, impediscono cioè che particolari movimenti o forze esterne derivanti da traumi, alterino la posizione delle strutture ai quali sono collegati.

Nel corpo umano i legamenti sono disposti in modo tale da intervenire attivamente soltanto nei gradi estremi del movimento. Quando l’integrità dell’articolazione è messa in serio pericolo. Sono molto resistenti, tuttavia, specie in individui non abituati agli esercizi di stretching, difficilmente riescono a sopportare allungamenti oltre il 5% della loro lunghezza (fa eccezione il legamento collaterale mediale del ginocchio, capace di una elasticità quasi del 20%). Questi limiti sono dettati, in particolar modo, dalla loro struttura fibrosa che li rende molto resistenti ma poco elastici e quindi poco deformabili sotto l’azione di carichi elevati.

Se un trauma è relativamente lento la loro resistenza è tale da staccare la piccola parte di osso a cui sono collegati (avulsione ossea). La distorsione alla caviglia è un classico esempio di lesione legamentosa: quando appoggiamo male un piede la caviglia viene bruscamente allontanata dal calcagno determinando la lesione dei legamenti che tengono unite queste due ossa.

I legamenti sono infatti costituiti per il 70/80% da fibre collagene di tipo 1, straordinariamente resistenti alla trazione a fronte di un allungamento del tutto trascurabile (5%). Mentre sono costituiti solo in piccola percentuale da fibre elastiche molto estensibili ma poco resistenti. La loro lunghezza può aumentare, infatti, fino al 150% sotto un carico particolarmente basso (ciò spiega perché i legamenti reagiscono bene allo stretching). A carichi elevati queste fibre si rompono in maniera improvvisa, in quanto la loro resistenza è circa 5 volte inferiore rispetto alle fibre collagene.

Lesione dei Legamenti

Lesione dei Legamenti

Per distorsioni si intende l’insieme delle lesioni capsulo-legamentose prodotte da una sollecitazione che tende a modificare i reciproci rapporti dei capi articolari. Sono lesioni frequentissime nell’età adulta.

Colpiscono in ordine di frequenza: il ginocchio, il collo del piede, il gomito, le dita, il rachide. Sono causate da un trauma, sempre indiretto, che imprime all’articolazione una sollecitazione esagerata nei normali piani del movimento articolare o, più frequentemente, secondo piani diversi da quelli del movimento fisiologico.

Le distorsioni vengono classificate in Lievi o Gravi:

  • distorsioni lievi: rappresentate dalla semplice distensione dei legamenti o della capsula, da lacerazioni parcellari di alcuni fasci fibrosi, etc.;
  • distorsioni gravi: comprendono la rottura a tutto spessore di uno o più legamenti, le loro disinserzioni con eventuale strappamento della corticale ossea sulla quale si inseriscono, le lacerazioni capsulari, etc.

Le lesioni possono essere di diverso grado in base all’entità del trauma:

1.Grado 0: si ha un trauma articolare in cui non si osserva alcun danno anatomico a carico dei legamenti.

2.Grado 1: si ha un trauma di lieve entità che provoca una distrazione del legamento (danno a livello microscopico, senza interruzione di continuità).

3.Grado 2: si ha un trauma di media entità che provoca una rottura parziale del legamento con interruzione di alcune fibre.

4.Grado 3: si ha un trauma di grave entità che provoca la rottura completa del legamento.

SINTOMATOLOGIA

Se il trauma che ha provocato la lesione legamentosa è stato di tipo distorsivo di media o grave entità si presenterà subito dolore. Può essere sollecitato con la palpazione nella sede della lesione capsulo-legamentosa. L’articolazione comincerà a gonfiarsi a causa del versamento intrarticolare o dello stravaso emorragico extrarticolare e si potrà percepire una sensazione di lassità ed instabilità nel caso la lesione legamentosa fosse completa.

Se a provocare la lesione è stata invece una lussazione, allora il dolore sarà accompagnato da un atteggiamento di difesa dell’arto con impossibilità pressoché completa ad eseguire qualsiasi tipo di movimento attivo o passivo. E se l’articolazione interessata è superficiale si potrà notare anche un’alterazione del suo normale profilo anatomico.

  • Dolore nei punti di inserzione o sul decorso dei legamenti interessati, provocano dalla pressione e dalle sollecitazioni che tendono a saggiare la resistenza del legamento in esame;
  • Tumefazione dell’articolazione, per emartro e/o per infiltrazione nei tessuti molli periarticolari;
  • Eventuali segni di lassità articolare, in dipendenza della lacerazione completa di uno o più legamenti.

COMPLICAZIONI

  • Calcificazioni para-articolari al gomito (osteoma del branchiale anteriore), al ginocchio (calcificazione del corpo prossimale del legamento collaterale interno), etc.;
  • Rigidità o lassità articolari

TRATTAMENTO

Solitamente le lesioni dei legamenti vengono trattate in modo conservativo e questo perché i legamenti essendo abbastanza vascolarizzati hanno una discreta capacità riparativa. Soltanto in situazioni particolari si ricorre all’intervento chirurgico. Ad esempio, il trattamento del legamento crociato anteriore è chirurgico poiché questo legamento non guarisce mai spontaneamente, ma anzi tende progressivamente a morire e ad atrofizzarsi.

Nell’immediatezza di un trauma distorsivo è necessario applicare ghiaccio (ricordarsi sempre di interporre un panno tra ghiaccio e pelle) e porre a riposo l’articolazione colpita; successivamente, il grado di dolore e di limitazione della funzionalità della zona colpita determineranno l’eventuale ricorso a cure mediche più o meno immediate.

La distorsione semplice (dolore limitato, minimo gonfiore dell’articolazione e assente o lieve limitazione funzionale) non necessita di cure particolari: saranno sufficienti il riposo e un’eventuale terapia antidolorifica o antinfiammatoria.

Il trattamento nelle forme più gravi si concentra sull’immobilizzazione con tutela rigida (gessata, in vetroresina o tutore), eventualmente preceduta da intervento ricostruttivo; nelle forme più lievi, si applica un bendaggio con fasce elastiche adesive. La durata della immobilizzazione oscilla tra 15 e 20 giorni, tempo necessario al riassorbimento dell’edema e alla riparazione delle strutture legamentose danneggiate. Tuttavia i particolari problemi diagnostici e terapeutici, che frequentemente sono determinati da traumi distorsivi del ginocchio e del collo del piede, impongono per queste due articolazioni, una trattazione particolareggiata. Attualmente si preferisce immobilizzare l’articolazione con tutori o bendaggi funzionali rispetto alle immobilizzazioni totali con stivaletto gessato. Così si riduce il rischio di complicanze come rigidità articolare e favorire una riparazione tissutale migliore.

La soluzione chirurgica si rende necessaria solo nel caso che la lesione sia a livello dell’inserzione del legamento con distacco di un frammento osseo che va reinserito nel caso che la frattura abbia un’indicazione chirurgica o nel caso si verifichi una diastasi significativa della sindesmosi tibio-peroneale distale.

Ginnastica Posturale Metodo Sceintifico
Scienza della nutrizione ad uso pratico del Dott. Frank Casillo
Prevenziione alle cadute e riprogrammazione dell'equilibrio del Dott. Riccardo Barigelli Calcari
Libro-Salvatore-Buzzeli-Allenamento-Cognitivo-Tennis
Miglior-Libro-Ginnastica-in-Gravidanza-ATS

Articoli Correlati

Il Mondiale 2026: spingersi oltre ogni limite

Il Mondiale 2026: spingersi oltre ogni limite

Il mondiale del 2026 sarà una vera sfida per gli addetti ai lavori e per gli atleti, con caratteristiche uniche e mai viste prima. Innanzitutto, per la prima volta ci saranno 48 nazionali e 104 partite, non più 32 squadre e 64 gare come nelle ultime edizioni; la fase a gironi sarà composta da 12 […]

Crescita e maturazione del giovane atleta: precoce o tardivo?

Crescita e maturazione del giovane atleta: precoce o tardivo?

Introduzione Il tema della crescita e della maturazione ha assunto un ruolo di crescente rilevanza per allenatori e professionisti impegnati con giovani atleti in contesti quali società sportive, istituzioni scolastiche e programmi di sviluppo del talento. Una conoscenza più approfondita di questi processi consente una gestione più efficace dell’atleta, un sostegno maggiormente individualizzato e scelte […]

Riabilitazione dopo frattura vertebrale negli anziani: esercizi sicuri e progressivi per recuperare postura e mobilità

Riabilitazione dopo frattura vertebrale negli anziani: esercizi sicuri e progressivi per recuperare postura e mobilità

La frattura vertebrale da compressione rappresenta una delle complicanze più frequenti dell’osteoporosi senile, con un impatto devastante sull’autonomia funzionale e sulla qualità della vita. Questo articolo presenta un protocollo riabilitativo strutturato in 4 fasi progressive – dalla stabilizzazione acuta alla ripresa del movimento autonomo – pensato specificamente per pazienti over 65. Vengono analizzati gli esercizi […]

Allenamento cognitivo nel tennis e suggerimenti per l’uso

Allenamento cognitivo nel tennis e suggerimenti per l’uso

L’ottimizzazione della prestazione atletica contemporanea per il Tennis non può prescindere dal carico cognitivo, tuttavia esiste una discrepanza sostanziale tra la letteratura scientifica e la divulgazione superficiale dei media digitali. Mentre l’allenamento organico-muscolare si fonda su parametri certi (volume, intensità, densità), l’approccio cognitivo “estemporaneo” manca spesso di una progressione didattica e di basi neurobiologiche solide. […]

Ginnastica dolce per anziani: esercizi per migliorare mobilità articolare, flessibilità e benessere quotidiano

Ginnastica dolce per anziani: esercizi per migliorare mobilità articolare, flessibilità e benessere quotidiano

La ginnastica dolce rappresenta una delle attività motorie più raccomandate per la popolazione anziana, grazie al suo approccio a basso impatto e alla possibilità di adattamento a qualsiasi livello di forma fisica. Questo articolo presenta un programma strutturato di esercizi dolci e progressivi mirati al miglioramento della mobilità articolare e della flessibilità generale. Per ogni […]

Dolore anteriore del ginocchio: comprendere il conflitto femoro-rotuleo

Dolore anteriore del ginocchio: comprendere il conflitto femoro-rotuleo

Introduzione Il ginocchio rappresenta uno degli snodi biomeccanici più sollecitati nello sport, e in particolare nel calcio: cambi di direzione, salti, sprint, impatti e cambi repentini di ritmo sono all’ordine del giorno. In questo contesto, la regione anteriore del ginocchio (rotula e superficie femorale) può andare incontro a sofferenze specifiche. La sindrome femoro-rotulea è una […]

Live Chat
assistance banner image
Whatsapp
Messenger
800.19.35.40