Introduzione
Con il termine prestazione intendiamo, nel contesto tennistico, Il modo in cui viene espletata l’attività/compito in allenamento e/o in competizione, in relazione alle capacità, alla professionalità, all’impegno profuso, ai risultati ottenuti, e quindi sia rispetto a se stessi (drill/test) sia nell’affrontare un avversario.
Per ergoazione, concetto espresso dal prof. Roberto Piga e citato in passato anche dal. Prof. Salvatore Buzzelli, si intende un’azione motoria, finalizzata a produrre un risultato/prestazione efficace. In altre parole il processo dinamico attraverso cui un sistema umano trasforma energia, competenze e intenzionalità in prestazione osservabile.
Nel tennis possiamo definirla come l’insieme integrato di processi fisici, tecnici, cognitivi, percettivi, coordinativi, emotivi e decisionali che trasformano il potenziale del giocatore in performance agonistica.
Questi concetti si integrano, avvalorando in modo ancora più scientifico, un concetto base del Metodo Tennis Talents, partire da ciò che si vuole ottenere, cioè come e dove dovrà essere indirizzata una palla, anziché da una pura azione meccanica (gestualità standardizzate). In poche parole una tecnica adattativa che risponde a esigenze tattiche in funzione delle situazioni che di volta in volta si presentano nel gioco.
La prestazione è quindi una forma oggettivata dell’agire, risultato dell’ergoazione, con alcune caratteristiche fondamentali:
- Misurabilità (quantitativa o qualitativa)
- Comparabilità (tra soggetti, sistemi, tempi e modi di allenamento)
- Ottimizzazione (migliorabile attraverso l’organizzazione di allenamento, nutrizione, tempi, programmazione, pianificazione, etc.).
Modello prestativo tennistico e relative componenti
Nel tennis la prestazione va molto oltre l’esecuzione di gesti isolati, è costituita infatti da varie componenti:
➔ Livello energetico (potenziale fisico dell’azione)
• Capacità neuromuscolare
• Resistenza
• Recupero
• Disponibilità fisica del giorno
• Energia mentale (attenzione)
➔ Livello percettivo/informazionale
• Lettura delle traiettorie
• Anticipazione
• Riconoscimento delle intenzioni dell’avversario
➔ Livello competenziale tattico/decisionale
• Conoscenze tattiche
• Comprensione del gioco e dell’evoluzione nel corso di un match
• Implementazione di schemi di gioco/costruzione del punto
• Scelta del colpo
• Valutazione rischio-beneficio
➔ Livello competenziale tecnico
• Controllo efficiente/efficace delle sequenze di movimenti corrispondenti alle varie abilità tecniche (biomeccanica dei colpi)
• Timing
• Adattamento spaziale
• Controllo dell’attrezzo (propriocezione)
• Controllo di palla (ball feel)
➔ Livello emotivo
• Gestione della pressione
• Tolleranza all’errore
• Stabilità attentiva
• Comprensione e gestione del “momentum”
Il modello prestativo implica tre conseguenze fondamentali:
- non si può ridurre la prestazione solo al risultato finale;
- l’ergoazione è l’oggetto reale di analisi;
- migliorare la prestazione significa intervenire su più livelli contemporaneamente (componenti della ergoazione).
Ergoazione vs azione
L’ergoazione può essere descritta come una trasformazione:
potenziale → attenzione → intenzione → esecuzione → risultato
Questa trasformazione non è lineare ma:
- soggetta a attriti (errori, stress, avversario, vincoli);
- influenzata dal contesto;
- modulata dalla motivazione e/o dallo stato psico-fisico del momento.
Uno degli errori teorici più comuni è considerare:
“fare” = “performare”
Nel modello prestativo:
- Il fare (azione) è il processo esecutivo di gesti motori in quanto tali.
- La prestazione è la sua valutazione emergente.
Quindi: l’ergoazione è sempre più ampia della prestazione che produce e va molto oltre l’azione (gestuale) e la prestazione è la superficie visibile di un processo più profondo chiamato, appunto, ergoazione, che integra energia, competenze e organizzazione.
Misurazione della prestazione
La misurazione della prestazione nasce da una tensione strutturale:
- il processo (ergoazione) è continuo, dinamico e stratificato;
- la misurazione è discreta, selettiva e semplificante.
Quindi ogni sistema di valutazione introduce inevitabilmente una riduzione epistemica, misurare la prestazione significa perdere parte dell’ergoazione.
Le tre dimensioni della prestazione misurabile
➔ Dimensione quantitativa (riguarda “quanto” si produce)
• Risultato
• N° punti giocati
• N° colpi eseguiti
• Tempi di allenamento, partita, riposo
• % di servizio
etc.
È la dimensione più immediata.
➔ Dimensione qualitativa
• Accuratezza degli impatti
• Controllo di palla
• Sensatezza dell’ intenzione (implementazione tattica prevista e attuata)
• Margine di aggressività (efficacia delle azioni prodotte)
Qui si entra nella struttura fine dell’ergoazione.
➔ Dimensione adattiva
• Risposta al contesto
• Gestione dell’imprevisto
• Flessibilità strategica
• Resilienza operativa
È la dimensione più vicina alla vera complessità dell’ergoazione.
Errore teorico nel tennis “tradizionale”
Gli errori non sono anomalie esterne, ma effetti intrinseci del sistema di trasformazione dalla comprensione della situazione all’attuazione pratica della soluzione — “giocate”.
➔ Errore energetico (insufficiente o cattiva gestione delle risorse)
• Fatica
• Sovraccarico
• Dispersione attentiva
È un errore definibile come “materiale” dell’azione.
➔ Errore di competenza (limiti strutturali di conoscenza o abilità)
• Automatismi errati
• Carenze tecniche
• Schemi cognitivi inefficaci
Qui il problema è nella “logica interna” dell’azione.
➔ Errore organizzativo (strutturazione del processo non funzionale)
• Sequenze inefficaci
• Strategie incoerenti
• Timing sbagliato
È un errore di tipo “sistemico”.
➔ Errore di feedback (il più sottile)
• Mancata correzione in corso d’opera
• Interpretazione errata dei segnali
• Auto-valutazione distorta
• Mancato utilizzo dell’esperienza come mezzo di miglioramento
Una parte importante della didattica tennistica storicamente commette un errore: confonde la tecnica visibile con la causa.
In realtà la tecnica è spesso il prodotto dell’ergoazione, non la sua origine.
Esempio
Due giocatori possono eseguire un dritto formalmente simile, ma uno:
- Regge sotto pressione
- Adatta il timing
- Produce giocate che “disturbano” l’avversario
L’altro no, la differenza quindi non è nel gesto, è nella qualità dell’ergoazione che sostiene il gesto!
Il giocatore come sistema adattivo
Nel tennis non esiste una tecnica assoluta, esiste invece una tecnica funzionale alla propria ergoazione. Per questo motivo i grandi giocatori sviluppano forme motorie differenti.
Pensiamo ad alcuni “fuoriclasse” attualmente in scena:
- Jannik Sinner
- Carlos Alcaraz
- Novak Djokovic
Biomeccanicamente non giocano nello stesso modo, ma condividono una caratteristica: elevatissima efficienza ergoativa.
Ovvero:
- Organizzazione corporea economica
- Lettura anticipatoria superiore
- Capacità adattiva elevata
- Stabilità emotiva sotto stress
Il concetto di “modello prestativo individuale”
Uno dei principi più importanti dell’ergoazione applicata al tennis è che non esiste il giocatore ideale; esiste il miglior modello possibile per quel giocatore. Ogni atleta possiede:
➔ Vincoli strutturali
• Antropometria
• Mobilità
• Leva biomeccanica
• Velocità di crescita
➔ Vincoli neuro-coordinativi
• Timing naturale
• Capacità percettive
• Reattività
• Vincoli cognitivi
• Velocità decisionale
• Stile tattico
➔ vincoli emotivi
• Gestione del rischio
• Resilienza agonistica
L’allenatore efficace non costruisce una copia di un campione, guida all’espressione del più adeguato modello prestativo individuale del giocatore.
Ergoazione e sviluppo del talento nel tennis giovanile
Nel giovane tennista il problema centrale è spesso mal interpretato, l’errore comune è di valutare il livello attuale invece del potenziale evolutivo dell’ergoazione.
Un ragazzo precoce fisicamente, o molto solido a basse velocità, può vincere molto a 10–12 anni.
Ma avere:
- bassa adattabilità
- tecnica rigida
- scarso margine evolutivo
Viceversa un giocatore apparentemente indietro può possedere:
- grande plasticità motoria
- alta capacità apprenditiva
- elevata coordinazione fine
- ottima lettura del gioco
E diventare superiore nel lungo termine.
Nel tennis d’élite giovanile è importante valutare la qualità dell’ergoazione presente e futura, non soltanto i risultati in un momento dato.
L’errore nel tennis: da nemico a informazione
Nel modello classico: errore = fallimento
Nel modello ergoattivo: errore = dato informativo del sistema
L’allenatore deve chiedersi il perché è arrivato quell’errore, senza limitarsi esclusivamente al mancato rispetto di canoni standard rispetto alla esecuzione di una determinata abilità tecnica.
L’errore dovuto a:
- cattivo posizionamento?
- anticipazione insufficiente?
- lettura tattica?
- sovraccarico emotivo?
- deficit energetico?
- rigidità tecnica?
Il colpo sbagliato è solo il sintomo.
La causa sta nell’ergoazione.
La progressione dell’apprendimento nel tennis
L’apprendimento tennistico evolve in quattro stadi:
- Organizzazione grezza – movimento instabile, alta variabilità
- Stabilizzazione – riduzione degli errori grossolani.
- Automatizzazione – minor costo cognitivo.
- Adattabilità esperta – capacità di modificare il gesto in tempo reale.
Qui nasce il vero alto livello.
il campione non ripete meglio il colpo;
il campione adatta meglio il colpo alla situazione!
Conclusioni
Possiamo sintetizzare tutto il modello in un’unica formulazione:
Nel tennis il livello reale del giocatore dipende dalla qualità della sua ergoazione, cioè dalla capacità di trasformare in modo stabile, adattivo ed efficiente il proprio potenziale in prestazione agonistica.
Per questo: insegnare tennis non significa insegnare colpi, significa costruire sistemi di ergoazione progressivamente più efficienti.
E questo sposta completamente la prospettiva della formazione, del coaching e del talent scouting nel tennis.














