Regolazione degli stati di prestazione nel tennis: applicazione del modello Multi-Action Plan e prospettive evolutive verso la Multi-States Theory

Scienze Motorie Dipartimento Tennis

Direttore Scientifico Prof. Salvatore Buzzelli

Regolazione degli stati di prestazione nel tennis: applicazione del modello Multi-Action Plan e prospettive evolutive verso la Multi-States Theory
22 luglio 2026

Introduzione

Il tennis rappresenta un contesto prestativo ad alta variabilità. Ogni punto richiede percezione, anticipazione, decisione, timing motorio e regolazione emotiva in una finestra temporale molto ristretta. A differenza degli sport ad abilità chiuse, il giocatore non riproduce un gesto isolato in condizioni stabili: l’azione è continuamente modulata dalla traiettoria della palla, dal comportamento dell’avversario, dal punteggio, dalla fatica, dalla superficie, dall’intenzione tattica e dallo stato interno dell’atleta.

Il problema applicativo centrale è che il tennista raramente compete in condizioni pienamente ottimali. Serve su una palla break, risponde dopo un errore, gioca quando è stanco, gestisce frustrazione e deve recuperare attenzione tra un punto e l’altro. La domanda pratica per maestri, coach e psicologi dello sport non è quindi soltanto come favorire stati di flow, ma come aiutare il giocatore a mantenere o recuperare efficacia quando lo stato psicofisico non è ideale.

L’ipotesi da cui nasce questo articolo vuole esplorare tale se il modello MAP potesse essere adattato al tennis e se il controllo di un elemento chiave personale del colpo fosse associato a una migliore qualità esecutiva. L’interesse attuale è rilanciare quel lavoro come primo nucleo di ricerca da far evolvere in una prospettiva più ampia secondo la Multi-States Theory.

Dall’IZOF al MAP: una cornice centrata su emozione e azione

Il modello MAP si colloca in continuità con due tradizioni teoriche: il modello IZOF, che sottolinea la natura individuale e funzionale degli stati emotivi nella prestazione, e gli approcci orientati all’azione, che mirano a identificare, controllare e correggere componenti essenziali del movimento. Nel MAP la prestazione viene letta attraverso l’interazione tra qualità del risultato, tonalità edonica e controllo percepito dell’azione.

Da questa interazione derivano quattro stati prestativi: Tipo 1: prestazione ottimale automatizzata; Tipo 2: prestazione ottimale controllata; Tipo 3: prestazione sotto-ottimale con over-control; Tipo 4: prestazione sotto-ottimale con basso controllo. Questa distinzione è particolarmente rilevante nel tennis, perché un giocatore può produrre un colpo efficace in modo fluido e automatico, ma può anche servire bene sotto tensione se orienta l’attenzione su un elemento chiave come lancio di palla, ritmo, equilibrio o accelerazione. All’opposto, un giocatore tecnicamente competente può peggiorare se l’attenzione diventa eccessivamente analitica, frammentata o scollegata dall’azione rilevante.

Nel lessico applicativo, il Tipo 1 può essere associato a un Piano A: la prestazione ideale, naturale, relativamente fluida. Il Tipo 2 rappresenta  invece un Piano B funzionale: una strategia preparata e allenabile che permette al giocatore di rimanere efficace anche in condizioni emotive  o attentive non ottimali.

Tipo Stato prestativo Profilo soggettivo/azione Lettura nel tennis
Tipo 1 Ottimale automatizzato Stato piacevole e funzionale, alto senso di efficacia, basso sforzo cosciente. Colpo fluido: ritmo e timing emergono senza correzione consapevole eccessiva.
Tipo 2 Ottimale controllato Stato spiacevole ma funzionale, controllo intenzionale dell’elemento chiave. Piano B: sotto pressione il giocatore usa una componente chiave per mantenere efficacia.
Tipo 3 Sotto-ottimale over-controllato Stato spiacevole/disfunzionale, controllo eccessivo e rigidità. Condizione tipo choking: troppi pensieri tecnici, perdita di fluidità e timing.
Tipo 4 Sotto-ottimale a basso controllo Ridotta attivazione o basso investimento attentivo sull’azione. Calo di energia, attenzione e controllo dell’elemento chiave.

Stati di prestazione MAP applicati al tennis

Verso la Multi-States Theory: il rilancio del modello

La prospettiva attuale non consiste nel considerare il MAP come modello conclusivo, ma nel valorizzarlo come passaggio di partenza verso una lettura più completa. La Multi-States Theory (MuSt) interpreta la prestazione come un processo dinamico, individuale e situazionale, in cui gli stati dell’atleta non sono classificati solo come piacevoli o spiacevoli, ma anche come funzionali o disfunzionali rispetto all’azione.

Nel tennis questa impostazione è particolarmente utile: un punto giocato bene può essere seguito da un errore gratuito; una situazione di vantaggio può trasformarsi in pressione; uno stato spiacevole può sostenere energia e prontezza oppure compromettere lucidità; uno stato piacevole può facilitare fluidità oppure generare rilassamento eccessivo. La MuSt consente quindi di integrare valenza edonica, funzionalità, stati psicobiosociali, monitoraggio e controllo dell’azione.

Il passaggio dal MAP alla MuSt permette di ampliare il lavoro originario: non più soltanto identificare quattro categorie prestative, ma analizzare come il giocatore transiti tra stati diversi e come possa usare le proprie core action components come ancore di autoregolazione tra un punto e l’altro.

Obiettivi dello studio pilota

Lo studio originario intendeva verificare l’applicabilità del modello MAP a uno sport open-skill come il tennis, prendendo come colpo di riferimento il servizio. In particolare, l’obiettivo era analizzare se la supervisione dell’azione e il controllo efficace dell’elemento chiave fossero correlati con la qualità dell’esecuzione.

Sono stati indagati: la percezione di controllo delle core components dell’azione, la tonalità edonica vissuta dall’atleta e la velocità del servizio nei quattro stati prestativi MAP. L’ipotesi principale era che prestazioni ottimali fossero associate a un controllo medio-alto delle componenti chiave e che la velocità del servizio variasse in funzione dello stato psicofisico sperimentato dal giocatore.

Metodo

Lo studio ha coinvolto dieci tennisti di alto livello (professionisti e seconda categoria), selezionati in contesti di allenamento qualificati. Il protocollo si è articolato in due giornate. Nella prima fase è stata svolta l’identificazione individuale degli elementi chiave del gesto tecnico, con particolare attenzione al servizio. Nella seconda fase sono stati raccolti i dati prestativi attraverso un protocollo in campo.

Lo studio ha coinvolto dieci tennisti di alto livello (professionisti e seconda categoria), selezionati in contesti di allenamento qualificati. Il protocollo si è articolato in due giornate. Nella prima fase è stata svolta l’identificazione individuale degli elementi chiave del gesto tecnico, con particolare attenzione al servizio. Nella seconda fase sono stati raccolti i dati prestativi attraverso un protocollo in campo.

La scelta di rilevare dati immediatamente prima e dopo l’esecuzione consente di avvicinarsi alla natura dinamica dello stato prestativo: ciò che il giocatore sente, controlla ed esegue può cambiare rapidamente e incidere sulla qualità del colpo successivo.

Esempio di organizzazione del campo in aree target per la valutazione della prestazione.

Risultati principali

L’analisi univariata della varianza ha permesso di organizzare i colpi nelle quattro tipologie prestative previste dal MAP. La distribuzione delle esecuzioni è risultata sufficientemente equilibrata per una lettura esplorativa, con circa 150 colpi per ciascuna categoria su 600 esecuzioni complessive. Questo dato è rilevante perché mostra la possibilità di applicare la logica MAP anche a uno sport situazionale, nel quale la prestazione non coincide con il colpire un bersaglio fisso ma con l’individuare una zona funzionale in base alla situazione di gioco.

Per il servizio, le medie marginali stimate suggeriscono una relazione tra controllo percepito e velocità. La velocità tende ad aumentare dal Tipo 1 al Tipo 3 e a diminuire nel Tipo 4. Tale andamento suggerisce che gli stati controllati possano essere associati a maggiore velocità, ma anche che un incremento del controllo non sia automaticamente funzionale. Il Tipo 2 può rappresentare un controllo utile, mentre il Tipo 3 può indicare un controllo eccessivo, rigido, potenzialmente disfunzionale.

Anche la tonalità edonica mostra variazioni rilevanti rispetto alla velocità del servizio. Uno stato più piacevole non equivale sempre a funzionamento ottimale: la piacevolezza può sostenere la prestazione se funzionale, ma può anche accompagnare ridotto investimento o controllo insufficiente. Allo stesso modo, uno stato spiacevole può risultare utile se il giocatore riesce a collegarlo a un piano d’azione efficace.

Medie marginali stimate della velocità del servizio in relazione al controllo percepito.

Medie marginali stimate della velocità del servizio in relazione alla tonalità edonica.

L’analisi di regressione logistica ha consentito di ricavare curve di probabilità individuali. Per il controllo percepito, il Tipo 1 è risultato associato a valori compresi tra 7,10 e 8,48, con probabilità tra 47% e 88%; il Tipo 2 a valori tra 8,48 e 9,80, con probabilità tra 50% e 88%; il Tipo 3 a valori tra 9,80 e 10,00, con probabilità tra 40% e 50%; il Tipo 4 a valori tra 6,00 e 7,10, con probabilità tra 8% e 47%.

Per la tonalità edonica, il Tipo 1 è risultato associato a valori tra 7,42 e 8,33, il Tipo 2 tra 6,50 e 7,42, il Tipo 3 tra 5,00 e 6,50 e il Tipo 4 tra 8,33 e 9,00. La velocità del servizio mostra una zona individuale di probabilità ottimale indicativamente compresa tra 141 e 157 km/h, con massima probabilità intorno a 153 km/h.

Variabile Tipo 1 Tipo 2 Tipo 3 / Tipo 4
Controllo percepito 7,10-8,48; 47%-88% 8,48-9,80; 50%-88% Tipo 3: 9,80-10,00; 40%-50%;
Tipo 4: 6,00-7,10; 8%-47%
Tonalità edonica 7,42-8,33; 48%-67% 6,50-7,42; 48%-67% Tipo 3: 5,00-6,50; 8%-48%;
Tipo 4: 8,33-9,00; 25%-48%
Velocità servizio Zona ottimale circa 141-157 km/h Massima probabilità intorno a 153 km/h Valori fuori dalla zona individuale riducono la probabilità di prestazione ottimale

Sintesi dei range di probabilità nel servizio

Curve di probabilità riferite al controllo percepito dell’elemento chiave del servizio.

Curve di probabilità riferite alla velocità del servizio.

Discussione

I risultati suggeriscono che il modello MAP possa essere adattato al tennis, nonostante la natura open-skill della disciplina. La letteratura MAP era stata sviluppata soprattutto in contesti più stabili; il tennis introduce variabilità aggiuntiva perché il giocatore deve gestire l’esecuzione mentre legge l’avversario, prepara l’azione successiva e si adatta a richieste tattiche mutevoli.

L’implicazione applicativa più importante riguarda la distinzione tra controllo utile e controllo disfunzionale. Molti tennisti, sotto pressione, provano a controllare tutto: lancio di palla, spinta dei piedi, traiettoria della palla, velocità, rotazione, direzione, punteggio ed esito. Questo può aumentare il carico cognitivo e ridurre fluidità. Il MAP propone invece una strategia selettiva: identificare un elemento essenziale, personale e verificato in allenamento, da utilizzare come ancora motoria nei momenti di instabilità emotiva o attentiva.

Il Piano B non significa abbassare il livello tecnico, ma disporre di una via attentiva preparata, allenata e ripetibile quando il Piano A non è disponibile. In gara questo può diventare decisivo dopo un errore, su una palla break, in un tie-break o quando fatica e frustrazione riducono la chiarezza dell’azione.

Implicazioni pratiche per tecnici, atleti e psicologi dello sport

Il lavoro può essere tradotto in una sequenza applicativa semplice. Primo: aiutare il giocatore a identificare la propria core action component per un colpo specifico. Secondo: insegnargli a distinguere tra esecuzione automatica, controllo utile, over-control e perdita di controllo. Terzo: creare situazioni di allenamento che riproducano pressione, fatica o frustrazione, in modo che il Piano B venga allenato prima della competizione. Quarto: utilizzare brevi riflessioni post-punto o post-match per collegare stato soggettivo, controllo dell’azione e qualità prestativa.

Per esempio, un giocatore che sotto pressione pensa troppo al servizio potrebbe usare un’unica parola chiave come “lancio stabile”, “equilibrio” o “accelerazione”. Un atleta che dopo l’errore diventa passivo potrebbe usare una parola più attivante. La scelta della parola chiave non dovrebbe essere generica o imposta dall’esterno, ma idiosincratica, costruita con l’atleta e verificata nella pratica.

Limiti dello studio

Lo studio va presentato come indagine pilota. Il campione era limitato a dieci tennisti di alto livello e il focus principale riguardava il servizio. Il protocollo è stato condotto in una condizione sperimentale di campo in allenamento e non durante match. Inoltre, le misure erano fondate soprattutto su autovalutazioni soggettive, accuratezza e velocità; ricerche future dovrebbero integrare indicatori psicofisiologici e dati da sensori, come variabilità cardiaca, respirazione, attività elettrodermica, carico motorio e parametri cinematici.

Un altro limite riguarda il fatto che il disegno originario era prevalentemente MAP-oriented e quindi considerava un set di variabili più ristretto rispetto a quello oggi auspicabile in una progettazione MuSt. Una futura ricerca dovrebbe prevedere analisi intra-individuali ripetute, modellizzazione delle transizioni tra stati, campioni più ampi e rilevazioni in contesti agonistici reali.

Direzioni future: dal MAP alla MuSt nel tennis

La direzione futura consiste nell’evolvere il lavoro originario verso un protocollo MuSt specifico per il tennis. Tale protocollo dovrebbe includere non solo tonalità edonica e controllo percepito, ma anche stati psicobiosociali funzionali e disfunzionali, fiducia, fatica, percezioni corporee, valutazioni cognitive, qualità decisionale e comportamento tattico.

Inoltre, il passaggio alla MuSt permetterebbe di studiare non solo singole esecuzioni, ma transizioni tra stati: come il giocatore passa da fluidità a controllo, da over-control a recupero, da frustrazione a rifocalizzazione. Questo è cruciale nel tennis, dove la prestazione si costruisce attraverso micro-sequenze continue tra punto, pausa, routine e nuovo punto.

In questa prospettiva, lo studio MAP è da considerare fondativo: ha mostrato che una lettura centrata sull’azione e sugli stati prestativi può essere applicata al tennis. Il passo successivo è rendere il modello più completo, multidimensionale e coerente con la letteratura attuale, mantenendo però il valore pratico dell’intervento: aiutare il giocatore a sapere cosa recuperare, dentro di sé e nel gesto, quando il match diventa critico.

Conclusioni

Il presente contributo propone una rilettura dello studio MAP nel tennis come indagine pilota utile a collegare stato soggettivo, controllo dell’azione e qualità della prestazione. I dati raccolti indicano che le prestazioni ottimali non dipendono soltanto dal sentirsi bene o dal riprodurre un gesto tecnico ideale, ma dalla capacità del giocatore di orientare il controllo verso elementi chiave funzionali.

Il valore applicativo del lavoro risiede nella possibilità di costruire interventi personalizzati, fondati su core action components, routine brevi, parole chiave e monitoraggio degli stati. Il rilancio verso la Multi-States Theory consente oggi di ampliare il modello, includendo la complessità psicobiosociale del tennis e le transizioni dinamiche tra stati. Per una psicologia del tennis contemporanea, l’obiettivo non è inseguire un unico stato ideale, ma allenare il giocatore a funzionare in modo efficace attraverso stati diversi.

Riferimenti bibliografici essenziali

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  • Hanin, Y., & Hanina, M. (2009). Optimization of performance in top athletes.
  • Robazza, C., Ruiz, M. C., Bortoli, L., & Bertollo, M. (2022). Performance states and action control in sport: developments from MAP toward Multi-States Theory.
  • Uberti, E. (2018). Processi attentivi e gestione emotiva nel tennis: uno studio sperimentale. Tesi, Corso Maestro Nazionale.

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